Il Carso:

Il Carso (Kras in sloveno e croato, Cjars in friulano, Karst in tedesco), noto anche come Altopiano Carsico o Carsia, è un altopiano roccioso calcareo che si estende nel nord-est dell’Italia dai piedi delle Alpi Giulie al mare Adriatico (in provincia di Gorizia e Trieste), attraverso la Slovenia occidentale e l’Istria settentrionale prosegue fino al massiccio delle Alpi Bebie (Velebit) all’estremo nord-ovest della Croazia, estendendosi così nell’Italia, nella Slovenia e nella Croazia.

In particolare, il monte Carso è una modesta altura di 456 m, che si trova all’imboccatura della Val Rosandra, in provincia di Trieste.

Le rocce calcaree sono solubili dagli agenti atmosferici, in particolare dall’acido carbonico contenuto nella pioggia, e vengono quindi da questi modellate nel tempo in varie forme, dando origine al fenomeno del carsismo, del quale uno degli aspetti più rilevanti sono le doline.

Il Carso è ricco di migliaia di grotte di varie dimensioni, per cui nel territorio si sono sviluppate un numero considerevole di società speleologiche. Alcune di queste grotte sono aperte alla visita del pubblico, e le più famose sono la grotta Gigante, le grotte di San Canziano e le grotte di Postumia.

Il Carso è attraversato da una ricchissima rete di sentieri, percorribili a piedi o in mountain bike, che si diramano attraverso i vari aspetti del paesaggio: dai colli rimboschiti a pino nero, ai prati, sino alla landa carsica pietrosa, passando per la caratteristica vegetazione carsica, meglio mantenuta nelle le zone meno urbanizzate.

Il territorio comprende la riserva naturale delle falesie di Duino.

Tesori nascosti:

Il Carso è l’altopiano che circonda Trieste, una landa di rocce calcaree che spuntano da un terreno irregolare e solo apparentemente povero: è sul Carso infatti che un numero sempre crescente di artigiani del gusto dà alla luce prodotti di altissima qualità. E’ sul Carso che potete visitare le vere antesignane dei moderni agriturismi: le osmize.

Le osmize:

In primavera ed estate, lungo le strade che percorrono l’altopiano, le frasche segnalano in modo inequivocabile la presenza di una osmiza. 

L’usanza è molto antica, può farsi risalire all’epoca di Carlo Magno quando l’Istria e Tergeste vennero abbandonate dai bizantini ed entrarono a far parte del Regno franco. Un’ordinanza di Carlo Magno concedeva a tutti i viticoltori dell’Impero il diritto di vendere direttamente il loro vino segnalando tale attività con l’esposizione di una frasca.

Diversi documenti attestano l’esistenza delle osmize in periodo medioevale. Uno, del 1430, riporta come i contadini di Prosecco presso Trieste sostenessero che il loro vino sfuso venduto sul posto fosse esente da dazi. L’antica usanza fu quindi restaurata, ristabilendone un preesistente radicato diritto, con un decreto del 1784 emanato da Giuseppe II d’Asburgo. Il decreto permetteva agli agricoltori di vendere vino sfuso prodotto in casa per un periodo di otto giorni. Il termine osmiza (in sloveno osmica – pronuncia: osmiza) viene da osem che significa “otto” e indicava la durata della concessione del periodo di apertura, di otto giorni appunto, delle osmizze.

La tradizione è proseguita immutata sino ai giorni nostri: a tarda primavera e in estate, seduti all’aperto o all’ombra di una pergola con vista sul Golfo, i triestini e i turisti consumano prosciutto crudo tagliato a mano e prosciutto cotto con il cren, salsicce e pancette, formaggi e uova sode… Il tutto ovviamente abbondantemente innafficato con i vini del Carso. 

Il vino:

Sono i vitigni autoctoni del Carso – il Terrano, il Refosco dal Peduncolo Verde, la Malvasia e la Vitovska – ad accompagnare le eccellenze alimentari locali.
La terra rossa, ricca di sostanze ferrose, rende unico il Terrano del Carso: un vino dal colore rosso rubino, dall’intenso profumo di frutti rossi maturi, dal gusto corposo ed acidulo. La Vitovska invece deriva da un vitigno a bacca bianca recentemente valorizzato dai produttori locali: è un vino dal colore paglierino, dal sapore fresco ed asciutto e dal lieve profumo fruttato.

L’olio:

Dove cresce la vite, non manca mai l’ulivo: sul Carso sono presenti circa 70 ettari di uliveti coltivati da piccoli produttori locali; la cultivar autoctona è la bianchera, dalla quale si ricava un olio dal sapore deciso e dal profumo erbaceo.


 

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